Servono i protocolli e le linee guida?
C’è da chiedersi se nel mondo di oggi c’è qualcuno che pensa che per curare un malato si debba veramente attenerci unicamente alle linee guida e ai protocolli. Si pensa davvero che sia sufficiente conoscere tali elenchi, sebbene stilati da competenti, per entrare nel mondo del malato e capirne le dinamiche? O piuttosto è un modo per appiattire anche l’“arte” del curare, pensando che non sia importante ragionare a letto del malato, parlare con lui, ricercare di capire la causa e la sequenza dei suoi malesseri? Basta avere un foglio in mano con un elenco di sintomi su cui segnare delle crocette così come sugli esami diagnostici da richiedere e la soluzione del problema viene in automatico? Non sarà questa piuttosto una medicina che cautela i medici (medicina difensiva) che basta che osservino quelle regole per non essere perseguibili anche se non si sono impegnati troppo nella cura del malato? Oppure servono a chi li scrive che guadagna in fama e in potere (se non in denaro)? Anche i criteri diagnostici stilati dalle varie società scientifiche sono utilizzabili nella ricerca per selezionare una casistica di pazienti, ma non devono essere usati per porre la diagnosi nella singola persona.
Agli studenti insegno una sola cosa: ragionare; non perdere tempo a imparare e cercare di ricordare nessun elenco, ma ragionare. Quando ha le conoscenze di base, un medico è bravo se ragiona, e ad ogni incontro con quel malato (ammesso che si possa perseguire un percorso insieme più a lungo possibile!) utilizza uno spiccato senso di critica, rimettendo sempre tutto in discussione. In tal modo può arrivare a scoprire la diagnosi più probabile e alleviare le sofferenze del malato con la cura più congrua.
I protocolli e le linee guida insegnano a non ragionare, ma solo a rispettare delle regole e ci discostano dal problema reale. Purtroppo la scuola dei nostri giovani medici è fatta da linee guida e protocolli. Li compiango! E compiango ancora di più i malati che vedo entrare in circuiti di esami sempre più complicati e costosi, dove perdono la strada, unitamente alla fiducia nella classe medica e alla speranza di poter essere curati.